Non Scienza, Fake.



  • "Watson: neri meno intelligenti dei bianchi".


    Il pianeta delle scimmie, Andy Serkis.

    I-Robot, Willy Smith.

    L'uomo bicentenario, Robin Williams.

    Il premio Nobel della medicina Watson: "l'aspirazione ad attribuire eguali capacità razionali a tutti è irrealistica. Le politiche sociali per l'Africa si basano su assunti sbagliati".
    LONDRA - Una serie di affermazioni decisamente controverse e che da molte parti gli valgono l'esplicita accusa di razzismo. Per lo scopritore della struttura del Dna, lo scienziato e premio Nobel nel 1962 per la medicina, James Watson, 79 anni, i neri africani sono meno intelligenti dei bianchi occidentali. Affermazione che ha suscitato polemiche e condanne nel Regno Unito alla vigilia del suo arrivo a Londra per la presentazione del libro «Avoid boring people. Lessons from a life in science». Lo riporta il quotidiano britannico The Independent.
    Watson si dice pessimista «Per le prospettive del continente africano, dal momento che tutte le nostre politiche sociali si basano sul fatto che la loro intelligenza sia pari alla nostra, mentre tutti i test lo smentiscono». Lo scienziato ha quindi previsto che entro i prossimi dieci anni verranno scoperti i geni responsabili di tale diversità. Il premio Nobel riconosce come naturale l'aspirazione umana all'uguaglianza degli uomini, ma «le persone che hanno avuto a che fare con dipendenti neri sostengono che non è vero». Riflessioni contenute anche nel libro dello scienziato, in uscita nel Regno unito la prossima settimana: «Non c'è un valido motivo per prevedere che le capacità intellettive delle persone divise geograficamente al momento della loro evoluzione si siano esplicate in maniera identica. Il nostro desiderio di attribuire uguali capacità razionali come una sorta di patrimonio universale dell'umanità non è sufficiente per renderlo reale».
    EUGENETICA. Watson non è nuovo a controversie nate da alcune sue dichiarazioni su politica, sessualità e razza. Nel 1997 affermò che una donna avrebbe dovuto avere il diritto di abortire se dalle analisi fosse emersa l'omosessualità del suo bambino. In seguito suggerì un nesso tra colore della pelle e tendenze sessuali, sostenendo che le persone di colore avrebbero una libido più accentuata rispetto ai bianchi. Quindi affermò che la bellezza umana potrebbe essere geneticamente manipolata: «la gente pensa che sarebbe orribile se facessimo tutte le ragazze belle, io credo invece che sarebbe meraviglioso».

    Da IL CORRIERE DELLA SERA del 17 ottobre 2007

  • Il falso "Uomo di Piltdown".


    I resti ossei contraffatti.

    Il cranio ricostruito.

    Tratti somatici dell'ominide.

    L'"uomo di Piltdown", un finto fossile preparato da mani talmente esperte da riuscire a ingannare la comunità scientifica per quarant'anni.
    La storia. Nel dicembre del 1912, il curatore della sezione di geologia del Natural History Museum di Londra, Arthur Smith Woodward, annunciò la scoperta – realizzata pochi mesi prima da un collezionista e commerciante di antichità e reperti paleontologici, Charles Dawson - di un antichissimo cranio, pressoché completo, che poteva costituire il perfetto anello evolutivo mancante fra l'uomo e gli altri primati. L'Eoanthropus dawsoni, come lo aveva battezzato Woodward, mostrava una teca cranica, una mandibola e dei denti dotati da un lato di caratteristiche tipicamente umane e dall'altro di netti tratti scimmieschi. Negli anni successivi nello stesso sito, una cava di ghiaia nei pressi della cittadina di Piltdown, nell'Essex, furono estratti svariati reperti – sia da Dawson sia da altri paleontologi, fra cui appunto Teilhard de Chardin – compresi manufatti litici che avrebbero dovuto testimoniare le capacità tecnologiche dell'”uomo di Piltdown”.
    La scoperta fece scalpore ma, benché accettata dalla maggioranza degli scienziati del tempo, non mancò di suscitare polemiche da parte di una nutrita minoranza. Nei decenni successivi i dubbi si acuirono, dato che nessuno dei fossili dei nostri antenati che venivano via via scoperti nelle più disparate regioni del mondo mostrava qualsiasi punto di contatto con il singolare assortimento di caratteri dell'uomo di Piltdown.
    Solo nel 1950, applicando la tecnica di datazione al radiocarbonio appena introdotta, si scoprì che la mascella dell'Eoantropus non poteva risalire a più di 50.000 anni fa, mentre sulla base di dati stratigrafici, di altri reperti rinvenuti nelle vicinanze del cranio e del suo stato di conservazione, Woodward e Dawson l'avevano datata a ben un milione di anni fa. Nel 1953, successive più accurate analisi svelarono infine che si trattava di una truffa, dato che la mascella e i canini provenivano presumibilmente da un orango e parti della teca cranica da un uomo moderno. Il creatore o i creatori di Eoanthropus e di altri fossili spurii di Piltdown non sono però mai stati identificati con certezza, anche se i maggiori sospetti si appuntano su Dawson.
    Per dipanare l'intricata matassa un gruppo di ricercatori del Natural History Museum di Londra, coordinato da Chris Stringer, si avvarrà oltre che dell'esame microscopico di tutti i reperti rinvenuti a Piltdown, di una nuova datazione al radiocarbonio, che grazie ai progressi tecnologici oggi può dare risultati molto più accurati, di un'analisi del DNA, e anche dell'analisi spettroscopica delle patinature realizzate con esiti molto difformi (tanto da far pensare a più autori di diversa abilita) per anticare alcuni dei fossili.
    “Indipendentemente da chi ne fu responsabile – osserva Stringer - la beffa di Piltdown è un duro monito per gli scienziati, poiché non l'unico esempio di inganno nei circoli paleontologici e archeologici. In effetti, quello che è successo a Piltdown potrebbe aver accelerato la scoperta, nel 2000, che il famoso archeologo giapponese Shinichi Fujimura stava seppellendo strumenti di pietra che aveva raccolto in scavi precedenti, per poi 'trovarli' come nuovi reperti.” Ma è anche una dimostrazione della capacità del metodo scientifico di arrivare, alla fine, alla verità”.
    Da lescienze.it 13-12-2012

  • La "Faccia" su Marte.


    La Faccia fotografata da Viking1 nel 1976.

    Mars Global Surveyor, 2001.

    Mars Express, 2006.

    Articolo del 24 Maggio 2001: venticinque anni fa (1976) la sonda NASA Viking 1, in orbita attorno al pianeta, scattando foto di possibili punti di atterraggio per la sua nave sorella Viking 2, individuò le sembianze di un volto umano. Una testa enorme di quasi due chilometri da un capo all'altro sembrava fissare le telecamere da una regione del pianeta rosso chiamata Cydonia. Ci doveva essere stato un certo grado di sorpresa tra i controllori della missione al Jet Propulsion Lab quando il volto apparve sul loro monitor. Ma la sensazione fu di breve durata. Gli scienziati pensarono che fosse solo un altro mesa marziano, abbastanza comune intorno a Cydonia, solo che questo aveva ombre insolite che lo faceva sembrare un faraone egiziano.
    Pochi giorni dopo la NASA presentò l'immagine agli occhi di tutti. La didascalia diceva di aver notato una formazione con una enorme roccia che assomigliava a una testa umana, formata da ombre, dando l'illusione di occhi, naso e bocca. Gli autori ritenevano che la pubblicazione della foto fosse un buon modo per coinvolgere il pubblico e attirare l'attenzione su Marte. Certamente è stato così! La Faccia su Marte da allora è diventata un'icona pop. Ha recitato in un film di Hollywood, è apparsa in libri, riviste, talk show radiofonici per 25 anni! Alcune persone pensavano, in buona fede, che il volto fosse la prova di vita su Marte, la prova che la NASA avrebbe preferito nascondere, dicevano i teorici della cospirazione. Nel frattempo, i difensori del bilancio della NASA sostenevano che c'era un'antica civiltà su Marte. Anche se pochi scienziati credevano che il volto fosse un manufatto alieno, fotografare Cydonia diventò una priorità per la NASA, quando Mars Global Surveyor (MGS) arrivò sul Pianeta Rosso nel settembre 1997, diciotto anni dopo la fine delle missioni Viking.
    "Abbiamo sentito che questo era importante per i contribuenti", spiegò Jim Garvin, capo scienziato per il programma di esplorazione su Marte della NASA. "Abbiamo fotografato il volto non appena abbiamo potuto ottenere una buona esposizione". Così il 5 aprile 1998, quando il Mars Global Surveyor sorvolò Cydonia per la prima volta, Michael Malin e la sua squadra del Mars Orbiter Camera (MOC) fecero una foto dieci volte più nitida rispetto alle foto originali del Viking. Migliaia di navigatori del web attendevano ansiosi, quando la prima immagine apparve su un sito web JPL, rivelando una morfologia naturale. Non c'era nessun monumento alieno, dopo tutto.
    Ma non tutti erano soddisfatti. Il Volto su Marte si trova a 41 gradi di latitudine nord marziano dove era inverno nel mese di aprile '98, un periodo dell'anno nuvoloso sul Pianeta Rosso. La fotocamera a bordo di MGS ha dovuto scrutare attraverso le nubi per vedere il volto. Ciò che l'immagine mostrava in realtà era l'equivalente marziano di una butte o mesa, morfologia comune in tutto il West americano. E' un duomo lavico che prende la forma di un mesa isolato con circa la stessa altezza della Faccia su Marte. Cydonia era disseminato di mesas come il volto, ma gli altri non sembravano teste umane come quella che aveva attirato l'attenzione popolare. Garvin e altri membri del team scientifico MGS li studiarono con attenzione, tuttavia, utilizzando un altimetro laser chiamato MOLA a bordo di Mars Global Surveyor. MOLA era in grado di misurare le altezze delle cose con una precisione verticale da 20 a 30 cm (la sua risoluzione orizzontale è di 150 m). I dati laser altimetrici erano forse anche più convincenti delle foto aeree che il volto è naturale. Mappe 3D mstrarono la formazione da qualsiasi angolazione, con luci e ombre. Non c'erano occhi, naso e bocca! Aggiornamento del 2006: La sonda Mars Express, dell'ESA, nel 2006 ha scattato ulteriori foto ad alta risoluzione, confermando l'inesistenza della "faccia".
    Traduzione e rielaborazione di documenti dal sito nasa.gov

  • Il complotto: lo sbarco sulla Luna.


    Zona di allunaggio di Apollo 12 (14-11-1969).

    L'Apollo 17 (17-12-1972), tracce dei rover.

    Film su una falsa missione su Marte.

    La teoria del complotto lunare appare nei media per la prima volta nel 1976 con il libro "Non siamo mai andati sulla luna" (We Never Went to the Moon) dell'americano Bill Kaysing in collaborazione con Rendy Reid. Gli autori affermano che la tecnologia degli anni sessanta non sarebbe stata sufficientemente avanzata da permettere un allunaggio con equipaggio e che la NASA, a causa della cattiva amministrazione di quegli anni, non avrebbe potuto ottenere il successo dichiaratamente ottenuto; inoltre la motivazione di NASA e Rocketdyne di fingere l'allunaggio sarebbe stata di natura economica. Secondo Kaysing, l'incaricato a girare i filmati delle missioni sarebbe stato il regista Stanley Kubrick, diventato poi famoso per gli effetti speciali nel suo film 2001: Odissea nello spazio. Le recenti dichiarazioni della figlia Vivian definiscono la questione "una menzogna grottesca". Anche per far piazza pulita delle bufale, la Nasa ha fotografato i luoghi dell'allunaggio di Apollo 12 ed Apollo 17 scattando foto ad alta risoluzione. Le foto della sonda LRO (2011) che orbita ad un'altezza di 50 Km mostrano le tracce del Rover dell'Apollo 17 e i resti delle capsule dell'Apollo 12 e 14. Sono le prove, se ce n'era bisogno, della veridicità delle missioni Apollo.

  • ID, il disegno intelligente


    Il mito Azteco del serpente piumato.

    Il mito babilonese.

    Il mito egizio di Ermopoli.

    Il "Disegno intelligente (ID, chiamato anche creazionismo evolutivo o scientifico)" ritiene che la complessità della vita possa essere spiegata più facilmente invocando un progettista intelligente, in questo caso Dio, piuttosto che cause naturali; si tratta, in pratica, di una versione moderna del creazionismo. La principale organizzazione che sostiene l'ID, il Center for Science and Culture del Discovery Institut, cerca ancora oggi di sostituire spiegazioni scientifiche con quelle religiose o soprannaturali.
    A favore dell'ID c'è il testo di biologia delle scuole superiori americane, "Of Pandas and People" di P. Davis e D. H. Kenyon del 1989, nel quale gli autori presentavano critiche all'evoluzionismo. Dall'anno successivo il Discovery cominciò a spingere per inserire L'ID negli insegnamenti di Biologia della scuola pubblica. Nel processo Kitzmiller vs Dover Area School District, del 2005, un gruppo di genitori di studenti delle superiori contestò l'obbligo per i professori delle scuole pubbliche del distretto di leggere, all'inizio dei corsi di biologia, una comunicazione nella quale si informavano gli studenti dell'esistenza dell'ID, reindirizzando chi fosse eventualmente interessato al libro Of Pandas and People presente nella biblioteca dell'istituto. Il giudice distrettuale J. E. Jones III sentenziò che l'ID non è scienza, che "non può distinguersi dai suoi predecessori creazionisti e quindi religiosi" e che il suo insegnamento violava la clausola di riconoscimento del Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.
    Altri contributi all'ID vennero da P. E. Johnson con il libro "Darwin on Trial" e da M. Behe con "Darwin's Black Box". Quest'ultimo proponeva il concetto di "complessità irriducibile": i sistemi complessi come quelli biologici "non possono essersi evoluti gradualmente e quindi devono essere stati progettati deliberatamente da qualche forma di intelligenza." W. Dembski, infine, matematico e filosofo, negli anni novanta sosteneva inoltre che la complessità dei viventi era talmente elevata che le probabilità che alcune parti complesse degli organismi fossero comparse per caso era inferiore a 10 elevato alla meno 150. La comunità scientifica spiega invece la complessità osservata con piccole mutazioni casuali e continue, abbastanza frequenti, basi per cambiamenti successivi. E' un po' la spiegazione dell'evoluzione tecnologica nel campo dell'automobile o dell'elettronica.

    Jacques Monod, nel suo libro "Il caso e la necessità" affronta proprio questo tema in modo rigoroso ed esaustivo. I sostenitori dell'ID credono al "principio antropico": l'universo è finemente regolato e presenta tutte le caratteristiche chimiche e fisiche adatte per la vita; sarebbe sufficiente cambiarne una sola per rendere impossibile la formazione degli elementi chimici e dell'universo. Gli scienziati affermano, invece, che il nostro è uno dei tanti universi possibili e che potrebbe esserci vita in altri universi anche con piccole differenze di alcune leggi fondamentali della fisica tali da non permettere, per esempio, la formazione di supernovae. Per far riferimento, ancora una volta, a Popper, "la verità o falsità di una proposizione dipende dalle prove che la sostengono o la confutano, e non dalla mancanza di esse. Non si può dimostrare l'esistenza degli extraterrestri, ma questo non implica né che gli extraterrestri debbano per forza esistere, né che non possano esistere affatto". La Chiesa cattolica ha in generale evitato di prendere una posizione ufficiale nella disputa.
    da wikipedia.

  • L'ironia: i pastafariani.


    Il prodigioso Spaghetto Volante.

    Adepto con copricapo.

    Spaghetto Volante stile Van Gogh.

    Tutti conoscono lo scolapasta, lo strumento che serve per separare la pasta dall'acqua utilizzata per cuocere. Quello che non si sa con certezza è quando sia stato inventato, sebbene fosse già in uso nel Tredicesimo secolo per un particolare tipo di pasta detta "casa lasagnaria". Forse qualche archeologo avrà trovato tracce di scolapasta in scavi precedenti l'età romana, quando probabilmente era di terracotta, come le ciotole o i recipienti posti sul fuoco. Lo scolapasta come lo conosciamo oggi, di forma semisferica con i buchi per far defluire l'acqua, manici sul bordo oppure piedini per appoggiarlo, è più recente. Di sicuro non era facile che nel mondo classico potesse essere di metallo, anche se qualche scolapasta di rame si è visto nelle cucine medievali e rinascimentali. Lo scolapasta, umile strumento casalingo, da qualche tempo ha assunto un ruolo inedito diventando il simbolo di una religione che va diffondendosi nel mondo, e che nelle scorse settimane ha celebrato la sua giornata mondiale. Si tratta del pastafarianesino, Flying Spaghetti Monsterism, religione fondata da un fisico americano, Bobby Henderson, autore del libro "Il libro sacro del Prodigioso Spaghetto Volante", pubblicato nel 2008 in traduzione italiana da Mondadori, oggi introvabile.
    E' un culto parodico (che prende in giro) che ruota intorno alla figura di una divinità detta Spaghetto volante nato in polemica con l'insegnamento del Creazionismo nelle scuole dello stato americano del Kansas. In questo culto, che si è diffuso in vari paesi del mondo, tra cui l'Italia, dove solo oggi si contano quasi 30 mila aderenti, il tradizionale scolapasta funge da copricapo. In alcuni paesi il riconoscimento della religione fa sì che gli aderenti ottengano di figurare nelle carte d'identità con lo scolapasta sul capo. Tra lo Spaghetto volante e lo strumento culinario c'è perciò un rapporto stretto, che probabilmente gli antichi creatori dello strumento non potevano certo prevedere. La preghiera che i fedeli pastariani recitano è detta "Preghiera della Conoscenza: "Concedimi, Prodigioso Spaghetto Volante, il tuo sugo e nel tuo sugo i noodles, e fra i noodles le polpette, e nelle polpette la conoscenza, e dalla conoscenza la consapevolezza di ciò che è buono, e dalla consapevolezza di ciò che è buono l'amore per gli spaghetti, e dagli spaghetti l'amore per il prodigioso Spaghetto Volante. "Ramen". Buon appetito

  • Il pastafarianesimo colpisce ancora: carta d’identità con scolapasta



    Sale a 4 il numero di seguaci della finta religione che si oppone al creazionismo. Una donna si è fatta fotografare così per un documento ufficiale. Quando la signora Asia Lemmon (una ex pornostar dei primi anni Duemila nota col nome d’arte di Asia Carrera, ora ritiratasi dal grande schermo) si è presentata negli uffici della motorizzazione civile di Hurricane, nello Utah, per fare la patente, era convinta che non le avrebbero mai permesso di mettere sul documento la foto con lo scolapasta sulla testa che si era fatta a settembre (cappelli e copricapi sono infatti permessi sulle foto dei documenti solo se indossati per motivi religiosi). E invece la direttrice della Driver License Division, Nannette Rolfe, non ha avuto nulla da obiettare, anche perché negli ultimi anni le era già capitato di dover esaudire una richiesta simile da parte di almeno una dozzina di persone, tutte seguaci del Pastafarianesimo, la religione parodistica fondata in Kansas nel 2005 dal fisico americano Bobby Henderson, nata per protestare contro la decisione d’insegnare il creazionismo nelle scuole. Questa religione feticcio ha nello scolapasta il simbolo (religioso) ufficiale del “Prodigioso Spaghetto Volante”, ovvero l’entità invisibile e non rilevabile che ha creato l’Universo di pastafariana concezione.
    «Fintanto che possiamo vederli in faccia, per noi va bene se decidono di indossare quel copricapo», ha spiegato la Rolfe al “Daily Mail”. E così adesso Asia – ateista convinta da sempre, nonché membro dell’esclusivo Mensa con un ragguardevole QI di 156 – ha la sua bella patente col nome legale di Jessica Steinhauser e la foto con lo scolapasta sulla testa. «È stato sorprendentemente tutto molto, molto semplice – ha raccontato la donna, che vive a St George coi due figli, al sito locale “The Spectrum” - e sono orgogliosa che lo Utah, che viene considerato da molti come uno stato conservatore (qui i mormoni sono il 60% della popolazione, ndr), consenta questa libertà religiosa, anche se ovviamente la Chiesa del Prodigioso Spaghetto Volante è puramente satirica ed è stata mia figlia Catty, anche lei atea da quando ha cinque anni, a trovarne notizia in rete e a parlarmene». Pochi (ma buoni) seguaci. Che sia un semplice divertimento o una reale convinzione religiosa (a dar retta al fondatore Henderson, «alcuni membri della chiesa credono davvero all’esistenza del Prodigioso Spaghetto Volante» ), la Lemmon è comunque la quarta persona negli Usa (e la prima nello Utah) ad usare uno scolapasta per esprimere il suo credo. Esattamente come fecero nel 2011 il giovane austriaco Niko Alm, che verrà poi eletto in Parlamento nell’ottobre del 2013 e due anni più tardi il 28enne ceco Lukas Novy, entrambi immortalati con il classico copricapo pastafariano sui loro documenti personali, mentre il 3 gennaio di quest’anno Christopher Schaeffer ha giurato come consigliere comunale di Pomfret, nello stato di New York, diventando così il primo seguace statunitense del Prodigioso Spaghetto Volante eletto in politica. Repubblica.it 19 novembre 2014