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L'assemblaggio del telescopio ottico è il cuore dell'osservatorio Roman. È costituito da uno specchio primario, progettato e costruito presso L3Harris Technologies a Rochester, New York, oltre a nove specchi aggiuntivi, strutture di supporto ed elettronica.
Lo specchio primario del telescopio raccoglierà e focalizzerà la luce proveniente da oggetti cosmici vicini e lontani e catturerà straordinarie vedute spaziali con un campo visivo almeno 100 volte più ampio di quello di Hubble.
Roman scruterà attraverso la polvere e attraverso immense distese di spazio e tempo per studiare l'universo utilizzando la luce infrarossa, invisibile all'occhio umano. La quantità di dettagli che queste osservazioni riveleranno è direttamente correlata alle dimensioni dello specchio del telescopio, poiché una superficie più ampia raccoglie più luce e misura caratteristiche più fini. Lo specchio primario di Roman ha un diametro di 2,4 metri (7,9 piedi), le stesse dimensioni dello specchio principale del telescopio spaziale Hubble, ma pesa meno di un quarto (186 chilogrammi, ovvero 410 libbre) grazie ai notevoli progressi tecnologici.
Lo specchio primario, insieme ad altri componenti ottici, invierà la luce ai due strumenti scientifici di Roman: il Wide Field Instrument e il Coronagraph Instrument. Quando la luce entra nell'apertura di 2,4 metri (7,9 piedi) del telescopio Roman, viene riflessa e focalizzata dallo specchio primario curvo, quindi riflessa e focalizzata nuovamente dallo specchio secondario. Successivamente, la luce proveniente da diverse parti del cielo si separa e si dirige verso ciascuno strumento, consentendo a Roman di utilizzarli entrambi contemporaneamente.
Il telescopio è stato consegnato il 7 novembre 2024 alla più grande camera bianca del Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland.
Rivelatori
Roman utilizza sensori all'avanguardia che si basano sull'esperienza dei rivelatori a infrarossi degli strumenti Hubble e Webb della NASA. Il piano focale di Roman, tuttavia, è molto più grande per catturare un campo visivo molto più ampio.
I rivelatori, ciascuno delle dimensioni di un cracker, hanno circa 16,8 milioni di minuscoli pixel ciascuno, fornendo alla missione una risoluzione d'immagine eccezionale. Diciotto sono stati incorporati nell'array del piano focale per la fotocamera di Roman, e altri sei sono riservati come ricambi qualificati per il volo.
Una volta completato e testato, l'array di rivelatori è stato inserito nello strumento principale della missione: una sofisticata fotocamera chiamata Wide Field Instrument, che è stata assemblata e testata presso il Goddard Space Flight Center e BAE Systems, Inc.
Wide Field Instrument
Il Wide Field Instrument, o WFI, è una fotocamera a infrarossi che fornirà a Roman la stessa risoluzione angolare di Hubble, ma con un campo visivo almeno 100 volte più ampio. Le sue vaste indagini cosmiche aiuteranno gli scienziati a scoprire informazioni nuove e uniche sui pianeti al di fuori del nostro sistema solare, a svelare misteri come l'energia oscura e a mappare la struttura e la distribuzione della materia in tutto il cosmo. L'ampia e nitida visione della missione fornirà una risorsa straordinaria per una vasta gamma di ulteriori indagini.
Utilizzando questo strumento, ogni immagine di Roman catturerà una porzione di cielo più grande delle dimensioni apparenti della luna piena. La missione raccoglierà dati centinaia di volte più velocemente di Hubble, arrivando a un totale di 20.000 terabyte (20 petabyte) nel corso della sua missione primaria di cinque anni.
Strumento coronografo
I tecnici del Jet Propulsion Laboratory della NASA hanno costruito lo strumento Coronagraph. Il Coronagraph dimostrerà nuove tecnologie per l'imaging diretto dei pianeti attorno ad altre stelle. Bloccherà il bagliore delle stelle distanti e renderà più facile per gli scienziati osservare la debole luce dei pianeti in orbita attorno ad esse. L'obiettivo del Coronagraph è fotografare mondi e dischi di polvere attorno a stelle vicine nella luce visibile per aiutarci a osservare pianeti giganti più antichi, più freddi e in orbite più ravvicinate rispetto ai giovani e caldi super-Giove che l'imaging diretto ha finora rivelato principalmente.
Il team del coronografo condurrà una serie di osservazioni pre-pianificate per tre mesi, distribuite nel corso del primo anno e mezzo di attività della missione, dopodiché la missione potrà effettuare ulteriori osservazioni sulla base del contributo della comunità scientifica.
Pannelli solari
Lo scudo solare del Roman è composto da sei pannelli, ciascuno ricoperto di celle solari. I due pannelli centrali rimarranno fissi al corpo esterno del telescopio, mentre gli altri quattro si dispiegheranno una volta che Roman sarà nello spazio, ruotando verso l'alto per allinearsi con i pannelli centrali.
I pannelli rimarranno rivolti verso il Sole per tutta la durata della missione, fornendo un apporto costante di energia all'elettronica dell'osservatorio. Questo orientamento ombreggerà anche gran parte dell'osservatorio e contribuirà a mantenere freschi gli strumenti, aspetto fondamentale per un osservatorio a infrarossi. Poiché la luce infrarossa è rilevabile come calore, il calore eccessivo proveniente dai componenti del veicolo spaziale saturerebbe i rivelatori, rendendo di fatto inutilizzabile il telescopio.
Nel giugno del 2025, i tecnici hanno installato i pannelli solari di Roman, seguiti dallo scudo solare per gli strumenti inferiori (Lower Instrument Sun Shield), un set di pannelli più piccoli che svolgerà un ruolo fondamentale nel mantenere freschi e stabili gli strumenti di Roman. I tecnici si sono esercitati nell'apertura dei pannelli solari e della copertura dispiegabile dell'apertura (Deployable Aperture Cover), una sorta di visiera parasole.
Successivamente, Roman è stato sottoposto a test come osservatorio completo ed è arrivato al sito di lancio del Kennedy Space Center della NASA in Florida per i preparativi al lancio il 21 giugno. Il lancio di Roman è previsto per il 30 agosto 2026.
Il cielo di Agosto ci regala un’altra meraviglia, dopo l’eclissi solare del 12 agosto 2026. Stavolta tocca alla Luna ad essere oscurata dalla penombra e poi dall’ombra della Terra per assumere un colore rosso bruno. Dal momento che Terra e Luna non sono perfettamente allineate sulla linea dei nodi, ovvero sull’intersezione tra il piano dell’orbita lunare e quello terrestre, ma solo nelle sue vicinanze, l’eclissi sarà parziale al 96% e durerà circa 5 ore e 40 minuti con inizio alle 4:33 del mattino di venerdi 28 agosto e massimo alle 6:13.
La linea dei nodi, infatti, si muove in senso orario e compie un percorso completo in 18,6 anni, mentre la Luna ruota in senso antiorario intorno al nostro pianeta in circa 27,5 giorni; questo comporta un disallineamento in breve tempo e che le condizioni per un’eclissi non siano frequenti (6-7 l’anno tra quelle solari e quelle lunari). A differenza di quella solare, questa eclissi non ha bisogno di strumenti, ma può essere osservata a occhio nudo. Un buon cannocchiale permette di osservare i crateri al bordo della falce ed il progressivo avanzamento della loro ombra, cosa che ha consentito a Galileo di confermare la presenza di montagne sulla Luna. Prossimi appuntamenti:
Eclissi di Sole del 2 agosto 2027, di Luna del 21 febbraio 2027 e del 12 gennaio 2028. Altra Eclissi parziale di Sole il 26 gennaio 2028.
1 eclissi di Sole e di Luna
2 Schema della linea dei nodi
(Immagini tratte da – Il Globo terrestre e la sua evoluzione- di Lupia e Parotto, ed. Zanichelli)
3 animazione movimenti del sistema Terra-Luna (cortesia Planetario Milano)
4 testo illustrativo dell'animazione
Le eclissi possono verificarsi solo quando la Luna è in opposizione o in congiunzione (tra il Sole e la Terra come in questo caso, in novilunio) e contemporaneamente sulla linea dei nodi, ovvero sull’intersezione tra il piano dell’orbita terrestre e quello lunare, cosa che si verifica normalmente due volte in 18,6 anni. Quelle totali sono più rare ed interessano zone intorno ai 270 KM quadrati di ampiezza, mentre le eclissi parziali di Sole come questa sono visibili da tutti i luoghi della Terra che vengono investiti dalla penombra che si estende intorno all’ombra per migliaia di Km quadrati.
(Le immagini sono tratte da – Il Globo terrestre e la sua evoluzione- di Lupia e Parotto, ed. Zanichelli).
"La scienza non è democratica". Parola di Piero Angela che nell'Arena Robinson, intervistato da Paolo Mauri, torna su questioni attuali, come la paura dei vaccini, oppure il timore delle scie chimiche. Il giornalista divulgatore per eccellenza, padre di programmi come Quark e SuperQuark, che tornerà a luglio con sette nuove puntate, sostiene che "tutti noi abbiamo bisogno di divulgazione scientifica e formazione scientifica, altrimenti ci esponiamo a rischi. Quello dei vaccini è un caso. Basta poco per incendiare i discorsi.
Angela ricorda un aneddoto del periodo del metodo Di Bella. "Andai a parlare a Milano con Veronesi e Galoppini per informarmi e documentarmi. Il taxista mi chiese
cosa ne pensavo. Io chiesi: E lei? Mi tirò fuori che dietro ci sono sempre le case farmaceutiche, che dietro c'era qualche manovra". Lo stesso Angela ha subito
cinque processi quando ha attaccato l'omeopatia: "Ho detto solo che l'omeopatia non ha nessun effetto a parte quello del placebo. Un immunologo aggiunse che era
come acqua fresca. Mi attaccarono perché non avevo rispettato la par condicio. Insomma, avrei dovuto dare spazio a chi sosteneva l'omeopatia. Io dissi al giudice che
non dovevo farli parlare perché la scienza non è un talk show. La velocità della luce non si decide a maggioranza o per alzata di mano. In fin dei conti - conclude - la
scienza è la forma più alta di buon senso". Ricorda anche il più recente caso Stamina "su cui anche la magistratura ha sbagliato; capisco che esistano concetti come la
libertà di cura, ma è una questione di evidenza scientifica. Per questo la divulgazione scientifica, la scienza a scuola, non solo le materie scientifiche,
sono necessarie".
Cos'è la divulgazione per Angela? "Il mondo è pieno di persone curiose, persone che non hanno una chiave di accesso. La divulgazione non è meno nobile, ma aiuta tante
persone ad aprire le porte della stanza di conoscenza.
Da repubblica.it del 13-5-2018