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Il disagio dell'intellettuale: Galileo, scienziato e filosofo.

La forza della verità

Galileo Galilei è ricordato, oggi, sia per essere stato l’ideatore del metodo scientifico, sia per le persecuzioni ed i processi subiti a causa delle sue opinioni circa il rapporto tra Scienza e Fede. Il suo è un limpido esempio di coerenza e di affermazione dei propri ideali e dell’indipendenza della ricerca scientifica rispetto al potere ed alla censura; l’intellettuale lotta per difendere le sue convinzioni anche a costo di pagare in prima persona e di subire la repressione, la persecuzione e l’esilio. Galileo dimostra, poi, con i suoi studi, come non sia più possibile accettare acriticamente i risultati degli altri scienziati grazie solo alla loro “autorevolezza”, ma tutto deve essere verificato con “sensate esperienze”, col metodo scientifico.
Nel XVII secolo Galileo, scienziato e filosofo, diventa fautore di un pensiero destabilizzante destinato a rivoluzionare, negli anni successivi, l’intero mondo della scienza. Nelle vesti di innovatore e di accanito sostenitore della nuova concezione astronomica copernicana, che colloca il sole al centro dell’universo, Galilei si propone di consolidare, apportandone dimostrazioni scientifiche basate su leggi matematiche, le scoperte del filosofo seicentesco Copernico pubblicate nel “De Rivolutionibus Orbium Celestium” del 1543.
Perseguendo tale obiettivo, egli dedica la sua vita all’osservazione della natura e alla comprensione delle sue leggi matematiche, basandosi sull’inconfutabile metodo sperimentale, che partendo dal particolare giunge a creare leggi universali.
Galileo si trova così ad operare in un’atmosfera in cui l’immagine del mondo è ormai irreversibilmente mutata, i pilastri della  cosmologia aristotelico–tolemaica definitivamente abbattuti e in cui l’uomo non è più concepito come il “punto più alto della creazione al quale è funzionalizzato l’intero universo”. Le posizioni che assume Galilei sono arditamente rivoluzionarie e non mancano di creare un profondo turbamento negli animi meno aperti al nuovo e più fortemente segnati dal clima culturalmente oppressivo che il Concilio di Trento sta lentamente creando. Nonostante le tensioni e le resistenze manifestategli da Cattolici e Protestanti, restii dinanzi alle minacciose innovazioni della scienza moderna, Galilei rivendica l’autonomia della ricerca scientifica e sostiene audacemente l’incommensurabilità tra scienza e fede.

(In alto disegni della Luna eseguiti da Galileo tramite il telescopio; sotto: immagine di Giove.)

Infatti Galilei  reclama la NETTA DISTINZIONE tra pensiero scientifico e religioso, considerando il primo come chiave di lettura atto a far comprendere all'uomo "il grande libro dell'universo" con tutti i suoi misteri, mentre il secondo, legato alla fede, si classifica come discorso di salvezza che non si preoccupa di "che cosa" ma del "senso della nostra vita ".  La scienza, dunque, deve insegnare "come si vadia il cielo" ed è invece compito dello Spirito Santo insegnare "come si vadia al cielo".  Quindi la Sacra Scrittura non è un trattato di astronomia e non ha come compito quello di determinare le costituzioni e i movimenti dei cieli e delle stelle; mentre la scienza, cieca al mondo dei valori e al senso della vita, deve aiutare a capire le leggi che Dio ha imposto al mondo essendone il creatore, sulla base di norme autonome, universali ed immutabili.

Da ciò consegue che fede e scienza sono incommensurabili e che pertanto la loro incommensurabilità non esclude a priori la loro compatibilità. Questo discorso Galileiano impostato in tale termine, spaventa e sconcerta la chiesa, che vedendo minacciate i capisaldi del pensiero religioso, reagisce condannando il filosofo scienziato come "fervido eretico". Questo è l'errore maggiore commesso dalla Controriforma a discapito di un uomo legato profondamente alla sua fede cattolica quanto ai suoi studi scientifici. Così la condanna morale di cui Galilei è vittima indifesa, si rivela mortificante ed umiliante non solo per le sue teorie, ma anche e soprattutto per la sua dignità di uomo fedele e credente.

La condanna si concretizza successivamente in un vero processo di forma politica  con cui la chiesa  cerca di difendere l'ortodossia della fede, dando un forte segnale a tutto il mondo cattolico e alle comunità scientifiche non credendo alla imparzialità dell'accusato e alla tesi che l'argomento sia stato affrontato come pura ipotesi. Per raggiungere il suo scopo la Santa Chiesa ferisce lo scienziato Pisano nel profondo del suo orgoglio lasciandolo sconcertato e deluso per l'accaduto. Galilei si ritrova così afflitto da dubbi difficilmente risolubili poiché non comprende la ragione di una condanna alla sua persona. Tenta di difendersi affermando di aver voluto, con le sue ricerche, soltanto confutare la dottrina copernicana, ma ogni suo tentativo di difesa risulta essere vano e per non sottoporre tutto il suo lavoro all'inquisizione sceglie di rinunciare a lottare, finché il 22 giugno pronuncia una completa abiura dei suoi errori davanti a tutta la Sacra Congregazione del Sant'Uffizio. Essa simboleggia la straziante scelta da uomo distrutto, tanto da umiliarsi rinnegando tutto ciò per cui finora aveva audacemente lottato.

(In alto: frontespizio del "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo")