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Il mito di Atlantide e l'eruzione vulcanica di Santorini.

Santorini, isola delle Cicladi, nel mar Egeo meridionale.

Un mito che non muore, alimentato dalla fantasia di quanti pensano ad una "... Età dell'ORO in cui l'Uomo viveva in perfetta armonia con  il cosmo è sentita e tramandata da tutte le civiltà Antiche."

Purtroppo vi sono persone che, pur mancando di prove scientifiche a sostegno di quanto affermano, seminano ignoranza su fenomeni per i quali la Scienza, a loro dire, non ha una spiegazione. Oroscopi, cerchi nel grano, visite di extraterrestri, analogia di costruzione di piramidi, fine del mondo, segreti della Nasa, antiche civiltà su Marte, tutto è usato per cercare di convincere soprattutto le persone più distratte. Certo, alcune cose sono affascinanti, sebbene non scientifiche, ed è bello volare con la fantasia in un mondo dove ne è rimasta poca. Ancora una volta, però, la Scienza è riuscita a trovare una spiegazione: il collegamento tra un'eruzione vulcanica distruttiva e la nascita di una leggenda.

Nel secondo millennio a.C., l'Isola di Santorini era l'avamposto settentrionale della splendida civiltà minoica, che fioriva nell'Isola di Creta. Ma nel XV secolo  a.C. la potenza navale commerciale e la raffinata cultura minoica declinarono bruscamente. Il fiorire della civiltà micenea vide, intorno al 1450 a.C., la conquista di Cnosso, la città principale di Creta, e il definitivo declino minoico.
Le cause dell'improvvisa decadenza di Creta sono rimaste a lungo oscure, ma nel 1956 il sismologo greco ANGELOS GALANOPOULOS trovò nell'Isola di Santorini, sul fondo di una miniera, resti umani e frammenti di legno bruciato, coperti da 30 metri di cenere vulcanica; i resti risalivano al XV secolo a.C. Dieci anni dopo, l'archeologo SPIROS MARINATOS scoprì nella stessa isola l'antica città minoica di Akrotiri, sepolta sotto decine di metri di ceneri vulcaniche e pomici. Da allora geologi e archeologi hanno lavorato insieme per riportare alla luce la tragica sorte delle città minoiche.

L'antica Isola di Santorini era un vulcano esplosivo ed entrò in attività verso il 1500 a.C. L'esplosione con cui si risvegliò fu pari a quella di centinaia di bombe all'idrogeno e lanciò in aria oltre 30 milioni di m3 di materiali, che, ricadendo, formarono una coltre di ceneri e di pomici alta 30 metri.
Le ceneri si deposero su una superficie di 200 000 km2, soprattutto verso SE, spinte dai venti, e raggiunsero l'Egitto (sono state ritrovate in sondaggi sul fondo del mare, coperte da altri sedimenti). Gli effetti del maremoto che seguì l'esplosione si risentirono in tutto il Mediterraneo orientale: onde alte qualche decina di metri e con velocità di trecento chilometri all'ora si abbatterono su Creta, a oltre 100 km di distanza e dopo tre ore sommersero il delta del Nilo, mentre verso Nord raggiunsero le coste meridionali della Grecia.

La gigantesca eruzione provocò il rapido svuotamento della camera magmatica del vulcano, posta a breve profondità, e ciò ebbe come conseguenza lo sprofondamento della parte sommitale dell'edificio vulcanico. Si formò così una depressione quasi circolare, profonda circa 350 metri ed estesa oltre 80 km2, interrotta verso Ovest, da dove il mare penetrò formando un'ampia laguna. Questo tipo di depressione, strettamente legato al collasso dell'edificio vulcanico dopo un'intensa fase di emissione dei prodotti, viene chiamato caldera, come nel caso del collasso sommitale dei vulcani a scudo, anche se i meccanismi specifici sono, nei vulcani esplosivi, un poco diversi.
Le città di Santorini rimasero sepolte sotto decine di metri di pomici e ceneri; quelle di Creta, con palazzi a più piani e raffinate decorazioni, furono gravemente danneggiate o distrutte e non riuscirono più a tornare all'antico splendore. La memoria di quell'antica catastrofe non è andata, però, completamente perduta. Sono molti gli studiosi che vedono proprio in quell'evento, che ha distrutto una civiltà in pieno rigoglio, l'origine del mito di Atlantide, riportato da Platone.
La vita del vulcano è continuata. All'interno della caldera è ripresa l'attività con la formazione, già nel 196 a.C., di un cono vulcanico che emerse dal mare, e con varie altre eruzioni che si sono susseguite nel tempo, formando pian piano alcune isole (le Kaimenes, "terre bruciate"). La più recente di queste isole, Nea Kaimeni, è un vulcano nato nel 1707 quasi al centro della caldera ed è stato ripetutamente attivo, con eruzioni e attività sismica: oggi la zona del suo cratere è costellata da fumarole caldissime.

Un vulcano che ha distrutto una civiltà, ne ha conservato, però, alcune preziose tracce: dopo 3500 anni, dalla coltre di ceneri riemergono, su dipinti murali rimasti intatti, figure e immagini "della più nobile razza di uomini che mai sia vissuta; una razza di cui tu e tutta la tua città - così, secondo Platone, raccontarono i sacerdoti egiziani a Solone - non siete che un seme."

Fasi dell'eruzione.

Ricostruzione dell'eruzione di Santorini, nel XV secolo a. C.


A :prima dell'eruzione il vulcano aveva la forma di un cono alto circa 1600 m


B: L'esplosione con cui entrò in attività scaraventò in aria almeno 60 km cubi di materiale ridotto in frammenti, mentre il il bacino magmatico si svuotò in gran parte.


C: Privo di sostegno, il tetto del bacino sprofondò lungo numerose fratture a decorso anulare: si formò così una caldera, cioè una vasta depressione che il mare rapidamente invase.


D. All'interno della caldera riprese in seguito l'attività vulcanica, con emissione di nuove lave. L'arcipelago di Santorini è formato dai resti dell'antico vulcano e da questi nuovi edifici minori.
Tratto, in parte, da: E.L. Palmieri, M. Parotto, Il Globo terrestre e la sua evoluzione, Zanichelli