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L'Origine delle Specie.

Riportiamo un commento di Ascanio Bernardeschi (del Circolo UAAR di Pisa cui va il nostro ringraziamento per l'uso del suo materiale) sull'opera di Darwin "L'origine delle specie". L'autore appare piuttosto critico sul CREAZIONISMO, che ovviamente non può essere considerato TEORIA SCIENTIFICA in quanto non sottoponibile a verifica sperimentale, uno dei principi fondamentali della Scienza. Si può leggere il commento integrale sul sito dell'UAAR di Pisa.

Qui, per motivi di spazio, se ne riportano solo alcune parti.
Darwin ...... dopo aver iniziato gli studi di medicina e completato quelli di teologia, col proposito di intraprendere la carriera ecclesiastica, si trovò nel 1831, come studioso non particolarmente esperto di scienze naturali, su una piccola imbarcazione in giro per il mondo, attraverso le isole dell'Atlantico e del Pacifico, il Brasile, la Patagonia, la Terra del Fuoco, il Cile, la Nuova Zelanda, la Tasmania, l'Australia, il Sud Africa. L'enorme quantità di materiali, notizie e osservazioni che raccolse in materia di zoologia, botanica, geologia, paleontologia, i numerosi esperimenti fatti con animali e piante domestici e selvatici, lo spinsero verso approfondimenti sulla vasta letteratura in materia che gli consentirono di porsi il problema dell'origine delle attuali specie animali e vegetali. Perfino la lettura dell'opera di un prete reazionario, quale fu il noto demografo ed economista Thomas Malthus, cui si devono alcune intuizioni sulla crescita esponenziale della popolazione e sulla lotta e selezione naturale per la sopravvivenza, gli consentì di aggiungere un indispensabile tassello alla teoria evoluzionistica. E poi le acquisizioni di un altro credente, il geologo Robert Chambers, cui il buon Dio aveva regalato un dito in più per ciascun arto e un'infermità causata dal tentativo di eliminarlo chirurgicamente, fecero parte del suo bagaglio culturale. Gli fu di un certo aiuto perfino il celebre lavoro dell'economista classico Adam Smith sulla competizione economica. Più lineare fu invece il debito verso gli studi anticipatori del nonno Erasmus. ...

La sua teoria è assai nota: le specie animali e vegetali che possiamo vedere oggi e quelle di cui resta traccia nei fossili, si sono formate per selezione naturale agente sulla variabilità dei caratteri che casualmente si verificano e che vengono conservate e accumulate solo se e in quanto utili alla sopravvivenza di una determinata specie, alla sua battaglia contro le specie concorrenti; tale accumulazione, nell'arco di periodi lunghissimi, determina la formazione prima di nuove varietà, le quali giungono a differenziarsi sempre di più fino a formare nuove specie e così via interessando tutti i livelli della classificazione (varietà, specie, generi, famiglie, ordini, classi).
Sappiamo anche che molte delle sue intuizioni sono state confermate dai progressi attuali della scienza genetica, mentre ben poche, e soprattutto non decisive, risultano quelle che ne vengono falsificate.

Meno conosciuta ai più è la minuzia delle numerosissime osservazioni e degli esperimenti effettuati per ricostruire un puzzle coerente che possono qui essere ricordate solo in maniera assai incompleta e che pertanto meritano una lettura diretta: le variazioni delle specie domestiche in confronto al quelle delle specie selvatiche; l'evoluzione degli stessi istinti degli animali; il trasferimento di caratteri di insetti sterili nelle specie organizzate con differenziazione di ruoli sociali (per esempio le formiche operaie); i caratteri degli embrioni e la loro evoluzione, assai diversi da quelli degli organismi adulti; la fecondità o meno degli ibridi e degli incroci; la comparsa, talvolta episodica, di caratteri comuni tra specie diverse e che erano stati perduti da molto tempo o la incredibile rassomiglianza delle caratteristiche di alcuni organi, perfino nel caso in cui le loro funzioni si siano differenziate nel tempo, di specie assai diverse; la somiglianza tra organismi di territori oggi tra di loro isolati, ma che in altre ere geologiche potevano essere comunicanti; l'identità invece tra organismi, viventi in aree geografiche ugualmente separate, ma dotati di caratteristiche che li rendono idonei al trasporto per mezzo di vettori naturali; l'importanza della competizione tra i vari organismi, maggiore di quella della componente climatica; le differenziazioni individuali come primo passo verso le differenze tra varietà e la difficoltà di stabilire confini precisi tra le varie gerarchie di classificazione a causa della gradualità delle mutazioni, e quindi anche del passaggio tra uno stadio di differenziazione e un altro più marcato....

Insomma una ricchezza di osservazioni senza pregiudizi, secondo un corretto metodo scientifico che merita mettere in confronto con l'apriorismo ratzingeriano, secondo cui la ragione ha bisogno della fede per arrivare ad essere totalmente se stessa: ragione e fede hanno bisogno l'una dell'altra per realizzare la loro vera natura e la loro missione. (Lettera enciclica Spe salvi del sommo pontefice Benedetto XVI). Al contrario dell'attacco ratzingeriano al cosiddetto scientismo, Darwin, di fronte alla mole di osservazioni effettuate, non può che rigettare la propria precedente fede nella creazione. Secondo lui, credere a un'improvvisa comparsa di strutture meravigliosamente adatte alla sopravvivenza, significa entrare nel mondo del miracolo, abbandonando quello della scienza. Per questo respinge le asserzioni di un presunto un "piano della creazione" o di una unità di disegno che, anche nella forma, rassomiglia fin troppo al disegno intelligente in auge oggi negli USA e da contrapporre, secondo i teocon, all'insegnamento della teoria evoluzionistica nelle scuole pubbliche.
Merita di essere segnalato un importante elemento di attualità del lavoro darwiniano e in linea col recente pensiero ecologista. Egli ha intuito correttamente il rapporto degli organismi viventi con l'ambiente .... Quando osserva che l'esportazione di un solo albero o mammifero esercita un effetto rilevantissimo sugli equilibri ambientali, o intuisce che la ricchezza della variabilità e delle varietà sono un patrimonio utile all'evoluzione, parla anche a noi viventi nel 21esimo secolo e ci aiuta a un approccio corretto e cauto nei confronti delle moderne tecnologie biologiche, dell'ingegneria transgenica, delle monocolture massive ecc. ...

Un altro commento.

Riportiamo un interessante link dove è possibile trovare un'altra analisi critica del lavoro di Darwin con una presentazione dal taglio più biologico-evolutiva. Si possono, inoltre, leggere i capitoli del libro commentati singolarmente. Sicuramente il lavoro è degno di attenzione.

Il libro.

Chi vuole può scaricare, in formato pdf, L'origine delle Specie.

Il Bicentenario.



Sopra: francobollo inglese commemorativo del bicentenario della nascita di Darwin.

Approfondimenti.

1) Analisi storico-critica dell'evoluzionismo ad opera di E. Mayr. Dai precursori di Darwin alla moderna teoria sintetica dell'evoluzione.

2) Come la teoria darwiniana viene usata per sostenere il concetto di razza.
L'Eugenetica, alla fine dell'800, era una pratica che consisteva nello studio teorico e pratico di tutti i mezzi atti a proteggere, accrescere e perfezionare i più robusti e meglio dotati esemplari delle razze umane, al fine di salvaguardare la qualità genetica delle future generazioni.

3) Linguaggio, genetica e intelligenza. Quanto contano i geni e quanto l'ambiente per le abilità cognitive superiori come quella lessicale?