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I neutrini non sono più veloci della luce.

C'era anomalia negli strumenti.

Il 22-2-2012 i giornali battono la notizia che l'esperimento che aveva fatto pensare a neutrini più veloci della luce era falsato da un errore di collegamento tra GPS e cavo in fibra ottica con un anticipo del segnale della stessa entità dell'anticipo di 60 ns attribuito alla velocità dei neutrini.

Le misure rilevate nel settembre scorso sarebbero dovute ad un'anomalia nel funzionamento degli apparati utilizzati per misurare la velocità dei neutrini. Un brusco risveglio per i ricercatori del Cern e dell'Infn, che a settembre avevano registato il clamoroso dato che sembrava rimettere in discussione alcune certezze della fisica.
Secondo fonti citate dall'American Association for the Advancement of Science, l'errore sarebbe da attribuire a una connessione difettosa tra un'unità gps e un computer: "La discrepanza di 60 nanosecondi (tra la velocità dei neutrini e quella della luce, sembra sia il risultato di un problema con il cavo in fibra ottica che connette il ricevitore gps usato per registrare i tempi di spostamento dei neutrini con una scheda nel computer", si legge su ScienceInsider. "Misurando il tempo che i dati impiegavano a passare nel cavo, dopo aver stretto meglio i connettori, gli scienziati hanno visto che arrivavano 60 nanosecondi prima del previsto. Dal momento che questo tempo è sottratto dal totale", spiega ancora il sito, "ecco spiegata la velocità anomala attribuita ai neutrini". Una scoperta che sembra dunque distruggere le speranze dei ricercatori anche se, precisano le stesse fonti, "ora serviranno nuove verifiche per confermare anche questa ipotesi".
A scoprire l'anomalia negli strumenti di misura è stato lo stesso gruppo di ricercatori del Cern e dell'Infn, guidato dall'italiano Antonio Ereditato, che cinque mesi fa aveva fatto il primo annuncio sulla velocità dei neutrini. Gli scienziati avevano misurato il tempo che un fascio di neutrini originato a Ginevra impiegava a coprire i 730 chilometri che lo separano dai laboratori del Gran Sasso, rilevando una velocità più alta di quella della luce. Un risultato che aveva fatto in poco tempo il giro del mondo, aprendo a scenari fino ad allora ritenuti impossibili dalla fisica.
Parla il responsabile dell'esperimento. Per Ereditato "la fine non è ancora arrivata. Importante usare la stessa prudenza che abbiamo avuto in settembre". Quindi si tratterà di verificare tutte le connessioni e le anomalie, e pensare a un nuovo esperimento. "Come abbiamo avuto i nostri dubbi all'inizio, li abbiamo ancora. Abbiamo lavorato intensamente per cerca la causa di questa anomalia", ha detto all'Ansa. "Abbiamo fatto, rifatto e ancora rifatto tutti i test possibili e ogni volta si imparava qualcosa di più. Abbiamo cercato a tappeto, esaminando tutti gli aspetti possibili, e alla fine abbiamo trovato due effetti". Il primo riguarda la calibrazione dell'orologio atomico utilizzato nell'esperimento: una prima anomalia "a favore" delle misure di settembre, poichè in base ad essa i neutrini risultano essere più veloci. Il secondo effetto è invece in contraddizione con le misure di settembre: "è un effetto molto sottile, legato alla trasmissione del segnale dalla fibra ottica all'elettronica di acquisizione dei dati". In condizioni normali la connessione di questo cavo ha due stati: on e off. "Lo utilizziamo da anni e in passato ha sempre funzionato correttamente. Ma poi - ha spiegato Ereditato - è successo qualcosa per cui la connessione non era nè accesa nè spenta, ma in una posizione intermedia. Adesso - ha aggiunto - abbiamo il potenziale sospetto che questo effetto possa essere stato attivo mentre prendevamo i dati sui neutrini".

Il precedente esperimento falsificato.

(La prima comunicazione del settembre 2011.
I NEUTRINI del Gran Sasso continuano a correre più veloci della luce. Il primo test per escludere di un'ipotesi di un errore di misurazione è stato superato. Non è ancora la parola definitiva, ma i nuovi risultati ci rendono ancora più fiduciosi" commenta Fernando Ferroni, presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica nucleare (Infn). Lo scorso 23 settembre l'esperimento Opera, che si trova sotto al Gran Sasso nei laboratori dell'Infn e si occupa di catturare i neutrini sparati dal Cern di Ginevra, aveva annunciato una misura davvero sorprendente: quelle minuscole ed elusive particelle avevano percorso i 730 chilometri tra il Cern e il Gran Sasso in un tempo minore rispetto a quello che avrebbe impiegato la luce. Il vantaggio osservato era di 60 nanosecondi: per gli scienziati si tratta di qualcosa di enorme e inspiegabile.

I test di oggi hanno eliminato la principale fonte di dubbio. Alcuni fisici infatti si erano chiesti se non ci fosse un problema allo start. I neutrini nel momento in cui vengono sparati dal Cern, impiegano un certo tempo ad abbandonare l'acceleratore in cui vengono creati. Le particelle vengono infatti spediti in pacchetti distanziati 50 milioni di nanosecondi l'uno dall'altro. E lo start stesso dura 10.500 nanosecondi. I nuovi test lanciati un mese fa prevedono invece che pacchetti molto più piccoli partano dal Cern in un tempo non superiore ai 3 nanosecondi e siano distanziati di 524 nanosecondi l'uno dall'altro.
Dopo i venti neutrini già catturati al Gran Sasso, il vantaggio rispetto alla velocità della luce si è conservato. "Una misura così delicata ha profonde implicazioni per la fisica e richiede un eccezionale livello di approfondimento. Ma la parola decisiva può arrivare solo da esperimenti analoghi in altre parti del mondo" continua Ferroni. Altri test sono previsti negli Stati Uniti e in Giappone, ma non daranno i primi frutti che nel 2013. Sotto  il Gran Sasso intanto si sta lavorando per adottare alla nuova frontiera  anche altri tre o quattro rivelatori che si occupano di catturare i neutrini. Schermati sotto 1400 metri di roccia, si occuperanno anche loro di prendere il tempo alle particelle che sembrano viaggiare più veloci della luce.
Vai al sito dei Laboratori del Gran Sasso e leggi di più sull'esperimento OPERA

Da Repubblica.it (18 novembre 2011).