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Il prof. Luigi Di Bella, vita .

Luigi Di Bella (1912- 2003) è stato un medico italiano salito alla ribalta delle cronache a causa di una sua controversa cura contro il cancro, il cosiddetto metodo Di Bella. Entrato, nel 1939, nell’istituto di fisiologia umana dell’Università di Modena, iniziò le sue ricerche sul cancro nel 1963 portando avanti la sperimentazione su alcuni pazienti fino al 1967. Il nome del ricercatore balzò agli onori delle cronache già alla fine del 1973, quando tenne una conferenza sulle sue ricerche e sui primi esiti clinici (relativamente, allora, a patologie ematologiche trattate con la collaborazione dell'ematologo Edoardo Storti). La notizia venne ripresa da numerosi quotidiani nazionali ed esteri. Nell'agosto 1974 tenne una relazione sulle sue ricerche al congresso mondiale di fisiologia di Nuova Delhi. Nel 1977 introdusse nella sua multiterapia l'uso della somatostatina, in modo da curare anche i cosiddetti "tumori solidi". Nel 1989 venne presentato ufficialmente anche questo nuovo metodo di cura con il quale Di Bella affermava di poter prevenire la formazione della metastasi. Fra il 1997 e il 1998 fu oggetto di una grande attenzione da parte dei mass media italiani. Il suo studio-laboratorio, a Modena, fu praticamente assediato da un grande numero di ammalati di cancro alla ricerca di una terapia efficace.

Il metodo Di Bella.

Sebbene nel 1996 la Commissione Oncologica Nazionale, su richiesta delle autorità sanitarie, avesse comunicato che tale terapia era priva di validazione scientifica, un'associazione di pazienti in cura con Di Bella (AIAN) si mosse  per richiedere la gratuità della somatostatina,  allora non inclusa tra i farmaci antitumore, essendo il costo della cura molto oneroso per i pazienti. Per tutto il 1997, sulla spinta dei media, grazie anche all'attività dell'AIAN e la presa di posizione di alcuni partiti politici, schierati a favore della "libertà di cura",  l'opinione pubblica cominciava a prendere sempre più posizione favorevole alla sperimentazione, al punto che anche un  magistrato aveva ordinato ad una Azienda sanitaria locale di competenza di fornire gratuitamente i farmaci necessari per tale terapia a un paziente.
Di conseguenza il governo  dell'epoca il 10 gennaio 1998 autorizzò la sperimentazione. il Ministero della Salute sottolineò che il presupposto scientifico della sperimentazione era da rinvenire >nell'allarme sociale che stava causando la vicenda. La sperimentazione venne concordata alla fine di gennaio del 1998 tra Rosy Bindi, l'allora Ministro della Salute, Lorenzo Tomatis, Umberto Veronesi e Luigi Di Bella. I protocolli vennero sottoscritti da Luigi Di Bella e da un'equipe di oncologi e garanti tra i migliori in Italia.
L'accordo prevedeva la sperimentazione di 9 protocolli (diventeranno 11) su altrettante neoplasie per un totale di 600 pazienti e un ulteriore protocollo di osservazione che avrebbe coinvolto 2000 pazienti; i centri coinvolti erano 21. I principali criteri comuni ai diversi protocolli per l'accesso alla terapia erano rappresentati da: avere ricevuto una diagnosi istologica o citologica di malattia neoplastica; presentare una malattia misurabile e/o valutabile; presentare uno stadio avanzato di malattia; non avere ricevuto precedenti trattamenti MDB; non assumere contemporaneamente altri farmaci antitumorali. La multiterapia o cocktail, come sarà denominata, era costituita da quattro componenti tra cui il ciclofosfamide, la somatostatina, la melatonina.

I risultati. (vedi documento)

La sperimentazione condotta dal Ministero della Salute si concluse, nel novembre 1999, con una dichiarazione di non comprovata efficacia del suo metodo terapeutico e sancì la sostanziale inattività, cioè l'inefficacia terapeutica, del cosiddetto "multi trattamento Di Bella", provocando peraltro contestazioni da parte dei sostenitori del fisiologo catanese. La valutazione finale da parte dell'Italian Study Group for the Di Bella Multitherapy Trial fu che quelle sperimentazioni non avevano prodotto alcuna prova che giustificassero ulteriori trials clinici. In particolare la sperimentazione di Fase II evidenziò come il MDB non avesse "attività clinica sufficiente per giustificare ulteriori indagini" (cioè la Fase III).
Critiche alla sperimentazione. Di Bella attribuì il fallimento della sperimentazione a tre fattori: Utilizzo di medicinali scaduti, Dosaggi errati, Selezione dei pazienti. La terapia di Di Bella e lui stesso furono il soggetto anche di alcune teorie complottistiche soprattutto da parte dei suoi sostenitori. In Italia si formarono alcune associazioni formate in prevalenza da pazienti e loro parenti per sostenere il metodo Di Bella, nonostante la mancanza di prove scientifiche a sostegno dello stesso. I risultati furono ritenuti comunque conclusivi dalle istituzioni sanitarie.
"Il caso Di Bella è stato un trionfo della fiducia magica nel risultato immediato" (Umberto Eco). La vicenda suscitò un processo emotivo di adozione da parte del pubblico di quella figura di eroe capace di opporsi alle istituzioni (illegittime per definizione) e ai loro oscuri interessi per indicare una nuova via facile e comoda attraverso la quale ottenere risultati senza fatica.
Rileva un sondaggio dell'epoca che l'85% degli italiani era favorevole alla cura Di Bella.
Il metodo Di Bella dopo la sperimentazione. Nel 2003 la Camera dei Deputati approvò un atto di indirizzo per il governo al fine di una nuova sperimentazione del metodo. Nel 2005 arrivò invece  la nuova bocciatura da parte dell'Istituto Superiore di Sanità.
Nel 2004 si presumeva che circa 100/150 medici continuassero ad applicare il MDB; al 2011 il metodo è divulgato attraverso diversi siti internet dai figli che hanno anche istituito una Fondazione (http://www.metododibella.org/it/mdb/home.do).
A questa data tuttavia non esistono né studi né statistiche in merito ai casi trattati che possano deporre per la efficacia della terapia.

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