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Da Linneo a Lamarck: i biologi prima di Darwin.

Linneo, Carl von Linné (Rashult 1707-Uppsala 1778)

Naturalista svedese, introdusse un sistema di classificazione delle piante secondo i loro organi sessuali. Gli si deve la nomenclatura binomia, per genere e specie, adottata in Botanica e Zoologia. Ha scritto, tra l'altro: Sistema della natura (1735), Fondamenti della Botanica (1736), Generi delle Piante (1737). Linneo precisa e definisce il concetto di specie nella sua accezione tradizionale, e inventa quella nomenclatura binomia che è uno strumento essenziale, ancor oggi adottato dai naturalisti.
Afferma Linneo: "Species tot numeramus quot a principio creavit infinitum Ens", cioè: tante sono le specie oggi esistenti quante in principio furon create dall'Ente infinito. ...
Tutto il creato è l'attuazione di un mirabile disegno della mente divina, perfetto in ogni suo particolare. E l'uomo, in questo gran teatro, è chiamato a conoscere, a interpretare la bella opera del sapiente Artefice, allo scopo di cantarne la sua gloria, per poi accedere alla vita beata. E' un fissista.>

George-Louis Leclerc conte di Buffon (Montbard 1707-Parigi 1788).

Scrittore e naturalista francese, autore della Storia Naturale in 44 volumi (1749-1804). Polemizzò con Linneo per il suo eccessivo schematismo. Sostenitore della generazione spontanea, sembra talvolta precorrere l'evoluzionismo.
Nella sua grande "Histoire naturelle générale et particulière" nel primo volume della sua famosa opera traccia, fra l'altro, una storia della terra, in cui è l'embrione della odierna geologia e -suprema audacia - valuta a circa un centinaio di migliaia di anni l'età della Terra, che la tradizione biblica fissava in seimila anni.
I primi volumi dell'opera del Buffon ebbero subito un gran successo editoriale; ma sollevarono scandalo. La facoltà teologica della Sorbona fece pervenire all'autore la lista delle opinioni estratte dalla sua opera che erano state giudicate reprensibili, e il naturalista pubblicò, nel volume quarto, che usci nel 1753, la seguente dichiarazione: "Abbandono ciò che nel mio libro riguarda la formazione della Terra e in generale tutto ciò che potrebbe essere contrario alla narrazione mosaica." Si legge tra le righe una certa idea di "possibilità di trasformazioni in tempi lunghi".
Il primo cui va il merito d'aver formulato una teoria evoluzionistica coerente, completa, e pienamente consapevole è

Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829).

Darwin riconosce a Lamarck d'aver reso un eminente servizio alla scienza, con l'avere attratto l'attenzione sulla probabilità che i cambiamenti nel mondo organico e nell'inorganico sian dovuti a una legge, e non a interventi miracolosi.
Ma, come afferma nel cenno storico dell'Origine delle specie e nella Autobiografia, egli ebbe pochissima stima della interpretazione lamarckiana, che considera erronea. Lamarck (Philosophie zoologique, 1809) per primo pose ben chiaro il problema delle cause dell'evoluzione, e lo risolse con la teoria che oggi porta il suo nome, nel modo piú semplice e persuasivo, tanto che anche in seguito e ancor oggi alcuni biologi — nonostante tutte le prove in contrario — non sanno rinunciarvi. Ammise cioè che la variazione degli organismi fosse dovuta a due principi, e precisamente: l'azione dell'ambiente, che tramite l'uso e il non uso degli organi produce variazioni capaci di trasmettersi ereditariamente ai discendenti (ereditarietà dei caratteri acquisiti), e una tendenza al progresso, una sorta d'impulso interno all'evoluzione che sarebbe insita negli organismi. Le scuole lamarckiste rifiorite nella seconda metà del diciannovesimo secolo e nei primi anni del ventesimo (neolamarckismo) tennero poco o nessun conto di questa forza interiore.

Georges Cuvier (1769-1832).

All'epoca della pubblicazione della Philsosophie zoologique di Lamarck (1809) era già, giovanissimo, professore al Muséum d'Histoire naturelle — quindi collega piú giovane di Lamarck. Fu un feroce critico delle idee lamarckiane, diffidava delle speculazioni ipotetiche, delle generalizzazioni ardite, che bollava col nome di "sottigliezze metafisiche".L'ipotesi del Lamarck non ebbe presa sulla ortodossia del Cuvier: esposta un po' superficialmente, con l'ausilio di esempi alquanto approssimativi, per non dire puerili, essa apparve al Cuvier come una metafisica sottigliezza non degna d'essere considerata quale teoria scientifica posata su sicure basi di fatti accuratamente osservati e analizzati.
Ripudiando l'evoluzionismo, Cuvier ricorse alla teoria delle rivoluzioni della superficie del globo. Ammise che in diversi momenti della storia della terra siano accaduti cataclismi che abbiano ucciso tutti, o quasi, gli organismi viventi in una data regione. Dopo la catastrofe, questa sarebbe stata ripopolata da specie provenienti da regioni limitrofe, per lo piú differenti da quelle che erano andate distrutte. L'ultima di queste catastrofi aveva lasciato un barlume di ricordo storico: il diluvio universale del racconto biblico. Cuvier era conscio che la teoria lamarckiana poteva sovvertire tutta la concezione tradizionale ovvero l'interpretazione aristotelica. Poteva quindi cadere, nella sua forma tradizionale e statica, il concetto dell'ammirevole disegno preordinato, della superiorità dei viventi sulla materia inorganica, tutta una gerarchia di investitura divina, di cui sulla terra l'uomo è al vertice. E, nel crollo, venivano travolte molte strutture che sembrano lontane dalla mera teoria biologica, ma che invece vi sono collegate attraverso sottili radici filosofiche: non soltanto una determinata rappresentazione del mondo esterno, ma le basi di una certa struttura sociale, di un'etica, che sono ben radicate nel pensiero e nel cuore degli uomini.

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Il sistema binomio

Il merito maggiore dello svedese fu la definizione e l'introduzione nel 1735 della nomenclatura binomiale, basata sul modello aristotelico di definizione mediante "genere prossimo" e "differenza specifica", nel sistema di classificazione delle piante e degli animali. Con questo metodo tassonomico a ciascun organismo sono attribuiti due nomi di origine latina: il primo si riferisce al Genere di appartenenza dell'organismo stesso ed è uguale per tutte le specie che condividono alcuni caratteri principali (nomen genericum); il secondo termine, che è spesso descrittivo, designa la Specie.
La portata dell'innovazione fu enorme; precedentemente alla nomenclatura binomiale il sistema di nomenclatura era semplicemente basato su un'estesa descrizione di ogni pianta, in latino, per i caratteri distintivi ritenuti di rilievo, in modo del tutto arbitrario, da ogni classificatore.